il progetto Millepiani

Millepiani è nata nel 1993 con l’intento di realizzare un luogo di ricerca e di produzione editoriale nell’ambito del pensiero critico, prestando così attenzione ai campi della filosofia, dell’architettura, dell’urbanistica e dell’ecologia sociale. Il titolo da noi scelto, unitamente alla denominazione di “Eterotopia” per la nostra Associazione culturale, chiarisce l’orizzonte della nostra ricerca, che vogliamo indipendente e capace di promuovere una progettualità attenta alle trasformazioni in corso

Il progetto Millepiani nasce dall’esigenza di ridare espressione a tutte quelle istanze di pensiero che fanno parte dello scommettersi con la vita e i suoi molteplici divenire.Il nostro è un laboratorio di ricerca composto da docenti, intelettuali indipendenti e giovani ricercatori che da anni sviluppano percorsi originali nell’ambito della filosofia politica, dell’arte e delle scienze sociali richiamandosi alle grandi scuole del pensiero critico francese, tedesco e naturalmente italiano.I nostri autori:Gilles Deleuze, Félix Guattari, Michel Foucault, Paul Virilio, Gorz, Walter Benjamin, William Burroughs, James. Ballard, Manuel,Castells, Th. W. Adorno e i tanti che hanno accolto queste sfide del pensiero.

I nostri testi sono il frutto di questa rigorosa e impegnata ricerca che proponiamo nella forma di scelte tematiche coerenti ed attente verso il pubblico dei nostri lettori che da tanto tempo ci segue e ci sollecita.

Gli ambiti in cui continua a prodursi il sapere critico sono quindi luoghi della necessità: necessità dell’espressione, della creazione e della ricerca di senso: “poiché la razza votata all’arte o alla filosofia non è quella che si pretende pura, ma quella oppressa, bastarda, inferiore, anarchica, nomade, irrimediabilmente minore...”

(Deleuze – Guattari, 1991)

la Redazione

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Direttore di collana:
Tiziana Villani
     
 
Comitato di redazione:
Ubaldo Fadini
  Alessandro Gagliardi
  Alessio Kolioulis
    Nicola Lonzi
  Stefano Vailati
 
Consulenza Scientifica:
Marc Augé     Nanni Balestrini
  Roberto Barbanti   Franco Berardi Bifo  
  Silvano Cacciari     Davide Calenda
  Giairo Daghini     Francesco Galluzzi
  Ben Matsas     Thierry Paquot
  Giammario Pascucci     Marco Scotini  
  Berth Theis     Paul Virilio
     
 
Art Director:
Stefano Vailati  
 
Web Designer:
Alessandro Gagliardi  

20 anni di ricerca filosofica

Aver fatto ricerca contro ogni vulgata volendo mettere in discussione punti di vista critici ha richiesto e richiede rigore nella ricerca, rigore scientifico (evitando incaute confusioni), generosa predisposizione all'ascolto, ma poi precisa definizione dell'esercizio del sapere che, se si vuole distinguere dal marketing, deve affermare i modi e le pratiche di un lavoro che riconosce (la derivazione scientifica), definisce l'ambiente di collocazione, rileva gli elementi di interrogazione e quelli più deboli e soprattutto rifugge da ogni autoreferenzialità caratteristica di tutti quei sistemi di depotenziamento del pensiero che tanto hanno danneggiato l'agire intellettuale degli ultimi decenni.

Deleuze e Guattari non sono "strumentalizzabili" a tal fine.

Alla fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90 si tentò un'operazione apparentemente fuori-luogo, quella di ridare respiro ad un'impresa teorica in grado di affrontare con "profitto" le situazioni problematiche proprie di un passaggio socio-culturale in grande trasformazione, anche sulla base del confronto critico con le cause dei vari "collassi" - politici, tra l'altro - che avevano caratterizzato il decennio precedente. Si pensi ai seminari di Gallarate, con le sue "anime" francofortesi e differenzialiste, alle riviste "quasi-accademiche" (ad esempio, "Fenomenologia e società"), con contenuti di pensiero critico rivendicati e messi a valore contro le correnti "deboliste" ed esasperatamente tardo-ermeneutiche (insieme alle variabili degli sviluppi dell'autonomia della politica e ai primi vagiti del ri-nascente sciocchezzaio pre- e para-analitico, inteso come market  di ripiegamento e di accomodamento dell' "intellettuale" pavido e progressivamente "conforme"). "Millepiani" si costituisce in quella temperie, coltivando, con consapevolezza dei pregi e dei difetti, il rapporto pieno - e però incessantemente rielaborato - con la lezione di Deleuze e Foucault, compresa come una risorsa conoscitiva alla quale continuare ad attingere per collocarsi in maniera non imbecille all'interno della società del controllo. Quella società del controllo che già allora sembrava disporsi in modo tale da portare ad un futuro di incertezza (e di radicale mutazione) le logiche della valorizzazione capitalista e le dinamiche delle soggettivazioni: è rispetto a quest'ultime, che "Millepiani" ha giocato (e gioca ancora) una delle sue "carte" migliori, vale a dire la "carta" della considerazione non negativa della costitutiva parzialità del soggetto (apprezzabile anche "filosoficamente"), di una comprensione della sua "realtà" che permette di apprezzare come storicamente determinati quei suoi assetti e quelle sue configurazioni che valgono oggi sotto le vesti della precarietà e della vulnerabilità. E accanto a questa "carta" se ne collocano altre, diversamente apprezzate, al fine di rimarcare la complessità delle analisi del nostro "quadro d'epoca" che spingono per rilevare la "naturalizzazione" dei suoi elementi o per cogliere - in tale "naturalizzazione" - la presenza di fattori di inquietudine o addirittura di eventuale messa in discussione. Ed ecco quindi l'analisi critica dei contributi portati, in tali direzioni, da studiosi come Guattari, Virilio, Baudrillard, Debord, Stiegler, Simondon, Gorz, tra gli altri (oltre che dai nostri "classici" di riferimento, continuamente re-interrogati), a partire da una sensibilità di indagine sempre più rivolta ad affrontare la questione del nesso di produzione di soggettività e trasformazione dei terreni dell'esperienza "data" e possibile. E' in questo senso che si possono afferrare le ragioni di una attenzione continua a certi sviluppi della pratica artistica contemporanea, alle molteplici e vitali ri-animazioni dei territori di esperienza (con i loro particolari tessuti), con l'introduzione al loro interno delle nuove tecnologie, soprattutto dell'informazione e della comunicazione. Da qui derivano le curiosità crescenti nei confronti della "stagione" benjaminiana nell'inferno della grande città, la prossimità agli sviluppi della ricerca di studiosi come S. Sassen, M. Davis, M. Castells, P.Lévy e altri ancora, con sullo sfondo la delineazione prepotente delle figure concettuali dell'antropologia filosofica e dell'antropologia della tecnica. E a dare misura a tutto questo è l'articolazione di un "passo" di elaborazione che ha sempre scandito il movimento di "Millepiani" e che appare evidente nel suo odierno accelerare, cioè lo studio di costellazioni istituzionali che possano consentire a soggettivazioni de-naturalizzate di soddisfare in maniera crescente il loro desiderio di apertura e di libertà, contro e al di là delle miserie/misure date dall'approfondirsi mortifero delle pratiche di sfruttamento. Ed effettivamente quella di "Millepiani" è stata - ed è - una corsa a perdere il "peggio", dovunque si manifesti, a livello teorico, politico, sociale... Nient'altro...

Ubaldo Fadini, Tiziana Villani

La redazione di Millepiani

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