catalogo Millepiani
retro copertina
Attraversare le dimensioni di riconfigurazione delle vite dei singoli nel tempo della crisi pone l’urgenza di nuove interrogazioni sul prossimo futuro. Prima ancora che strettamente economica, una crisi si qualifica nel chiamare in causa i progetti di vita, le attese, tutti quei soggetti che sono espulsi dal proprio tempo. Le attuali forme assunte dall’alienazione, le sperequazioni sociali, i disastri ambientali non possono essere rivisti a partire da logiche parziali o frammentarie, occorre invece riprogettare l’esistere in chiave di sostenibilità, diritti e soddisfazione dei patti di cittadinanza.
Le nuove geografie dei territori costituiscono la radice di un domani incerto, in violenta trasformazione, che rischia di cancellare tutto quel che possiamo e sappiamo fare per rispondere alla furia di un liberismo insensato, capace di perpetuare solo la sopravvivenza delle proprie tecnocrazie.
Il transito verso un futuro diverso da quello del debito/giudizio illimitato si costruisce nel presente, riaffermando la dignità di tutte le esistenze e forme di vita.
introduzione
Il tema dell’alienazione che attraversa questo volume è stato affrontato, in diversi ambiti tematici e disciplinari, nella sua interconnessione con la dimensione sociale.
L’alienazione tocca la realtà relazionale che è il campo proprio della riflessione dell’ecologia sociale, che da tempo costituisce per noi il piano di una ricerca non puramente reattiva, quanto tesa ad individuare tutte le linee di fuoriuscita dal sistema attuale. Fin dagli ultimi numeri abbiamo così voluto restituire valore e rigore teorico a quei percorsi del pensiero critico, francese e tedesco volutamente marginalizzati o “mal interpretati” dai fautori euforici del liberismo. Le molte radici di cui si nutre questa proposta vanno così a riflettere sull’eredità marxiana, francofortese, deleuziana-guattariana ritenendo che queste continuino a mantenere un’attualità che lungi dall’essere un’esegesi costituiscano la valorizzazione di un apparato critico teorico in grado di sostenere la messa in crisi di un quadro di inciviltà e collasso che permea l’orizzonte in delirio dell’autoreferenzialità neo-liberista.
retro copertina
Ripensare criticamente un modello di sviluppo significa porre al centro il tema della soddisfazione, ossia delle condizioni di vita soddisfacenti non solo da un punto di vista materiale, ma anche esistenziale. Il dibattito sulla questione ambientale ha assunto interpretazioni diverse che vengono affrontate in questo volume considerando non solo i temi della decrescita, dell’ecologia profonda, ecc. ma cercando di indicare, come sottolinea Silvano Cacciari riferendosi all’Ecosofia proposta da Félix Guattari, “un terreno di intervento del metodo della trasversalità in modo da affrontare, e rendere produttive, soggettività che generalmente si credono irrimediabilmente colonizzate”.
introduzione
Che cos’è l’ecosofia critica? Scegliendo questa formulazione, nel presente volume abbiamo voluto indicare i percorsi di una ricerca, che in “Millepiani” stiamo svolgendo da diverso tempo e che richiede precisazioni ed approfondimenti ulteriori, soprattutto rispetto ai rischi di de-contestualizzazione che letture superficiali possono dare. Si tratta, infatti, di richiamare la relazione tra la considerazione dello spazio, così come oggi si configura nelle sue diverse articolazioni e il versante economico e tecno-antropologico.
L’attenzione verso i processi di soggettivazione non può prescindere da queste interpolazioni. Le pratiche di soggettivazione che oggi continuano a doversi confrontare con le tecniche di depotenziamento delle esistenze incontrano, nell’ambito dell’ecosofia critica, un possibile punto di svolta riguardo alla comprensione degli eventi.
Le forme di resistenza allo svuotamento delle esistenze mediatizzate devono iniziare a concepire possibilità di superamento della segmentazione sociale e individuale. Come questo sia possibile lo indica Félix Guattari, laddove analizzando il particolare tipo di rapporti sociali generati dal capitalismo alla fine del XX secolo, afferma: “i modi di ‘scrittura’ capitalistici possono essere comparati a dei corpus matematici la cui consistenza assiomatica non è intaccata dalle applicazioni che possono essere fatte nei campi extra-matematici. Noi proponiamo di chiamare questo primo livello: sistema semiotico del capitalismo o semiotica di valorizzazione capitalistica.
Da un secondo punto di vista, il capitalismo apparirà piuttosto come generatore di un tipo particolare di rapporti sociali: le leggi, gli usi, le pratiche segregative passano qui al primo livello. Le procedure di scrittura possono variare; ciò che prevale, è la conservazione di un certo tipo di ordine sociale fondato sulla divisione dei ruoli tra coloro che monopolizzano i poteri e coloro che li subiscono, tutto ciò tanto nell’ambito del lavoro e della vita economica, che in quello dei modi di vita, del sapere e della cultura. Tutte queste divisioni si ricongiungono con quelle dei sessi, delle classi di età e di razza, e finiscono per costituire, alla ‘fine’, i segmenti concreti del socius. Questo secondo livello sarà definito come struttura di segmentarietà del capitalismo, o segmentarietà capitalistica, che sembra conservare, anch’essa, un certo grado di coerenza interna, quali che siano le sue trasformazioni o i rivolgimenti che la storia gli impone” . (Systèmes, structures e processus capitalistiques, Félix Guattari – Èric Alliez, 1983, pp. 180-181)
Questa lunga citazione serve a chiarire a noi, e speriamo a quanti con noi si confrontano, quale sia l’orizzonte di riflessione in cui le spazialità dei corpi, delle vite, dell’espressione si vedono assediate da un movimento intenso e veloce di atomizzazione, che considera l’esistere come un residuo che è possibile disarticolare in infiniti frammenti destinati a riprodurre l’imporsi di quella mega-macchina sociale di cui parlava André Gorz.
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II processi sociali e culturali che attraversano le tecno-metamorfosi del nostro tempo esprimono domande che riguardano la riconfigurazione delle soggettività nel loro esistere, comunicare, agire, immaginare.
I sistemi di comunicazione, le reti di informazione nel ridisegnare gli spazi in cui viviamo reinventano le relazioni, i sistemi degli affetti, le attività lavorative.
L’intensità di questi mutamenti è tale da non poter essere compiutamente afferrata se non nella forma della necessità filosofica di elaborare una critica produttiva della trasformazione. Dalla scuola di Francoforte alla sociologia americana i testi di questo volume accolgono così questa esigenza propria di una realtà multiculturale in pieno divenire.
introduzione
L’odierna realtà sociale appare pervasa da un dispiegamento sempre più articolato della comunicazione mediatica e dalla progressione tecnologica nel suo complesso. Il carattere distintivo di questo passaggio riguarda così in particolare lo statuto della cittadinanza e l’espressione delle soggettività. La questione in gioco assume un connotato eminentemente politico nei termini della domanda di soddisfacimento non solo di rappresentanza, quanto dei nuovi bisogni di una realtà molteplice, che fatica a trovare forme di affermazione che non siano puramente appiattite sul pur doveroso diritto di critica. Riprendendo alcuni elementi della riflessione “francofortese” (anche di quella più attenta al rapporto tra le forme di conoscenza oggettiva e le condizioni socio-economiche), che in questo volume attraversa diversi contributi, unitamente all’analisi radicale di alcuni settori della sociologia americana, è possibile iniziare a delineare alcune proposte di riflessione. Si intende delineare una nuova sintassi dello spazio politico, nonché lo “specifico istituzionale”, evocato soltanto in senso conservativo da un autore significativo come Gehlen, che riguarda costitutivamente il soggetto umano. Tali piani di riflessione servono a sciogliere quella impasse che vede l’attuale riflessione di matrice “neoliberale” e alcuni versanti teorici più propriamente nichilisti, oscillare tra una sorta di rassegnato “positivismo” e un pessimismo segnato dal risentimento, incapace di attraversare in maniera produttiva la trasformazione che si va articolando.
I diversi contributi qui raccolti si delineano su più piani: quello antropologico (in senso propriamente filosofico), quello della sociologia critica e di una sensibilità di analisi concettuale rintracciabile nei percorsi tematici da sempre cari a “Millepiani”. Tutto ciò al fine di proporre materiali di studio e di approfondimento in vista della elaborazione di una sempre più inderogabile antropologia critica delle (tecno)metamorfosi della soggettività contemporanea.
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La trasformazione delle tradizionali categorie dell’economia politica impone un ripensamento come indica André Gorz, nel saggio introduttivo di questo volume, di concetti quali: il valore, il lavoro, il capitale, il territorio, l’accelerazione e pone il problema del sempre più grave impoverimento delle condizioni di vita sia su scala planetaria, che in ambito locale.
In che modo una simile crisi può operare nel senso di favorire una nuova indagine a proposito delle espressioni sempre più mobili e plastiche della soggettività contemporanea e dei modi di vita? A tale interrogativo la ricognizione di alcuni percorsi della riflessione teorica novecentesca (in particolare in autori come Walter Benjamin, Gilbert Simondon, Deleuze-Guattari), insieme all’apertura, di ampio respiro critico, propria delle pagine di Gorz, risponde proponendo un movimento, un’indicazione delle vie, dei transiti, di una sorta di “umanità a venire” capace di emanciparsi dagli imperativi, che impongono l’autovalorizzazione di sé come misura unica di rapporti sociali fondati sulla produzione di ricchezza, dalla quale si resta poi inevitabilmente espropriati e umiliati.
Figura di tale deprivazione è, tra l’altro, l’ennesima riproposizione del motivo “classico” dell’uomo-macchina, opportunamente delineato nel senso della subordinazione, dell’assoggettamento agli assetti di potere oggi dati. Questa figura, intesa teoricamente, appare in effetti come l’espressione di un ricorrente nichilismo, che impedisce di pensare rigorosamente e criticamente i processi di ibridazione, i divenire-macchina, con i loro potenziali di emancipazione, di liberazione di immaginazione e desiderio.
L’insieme dei contributi qui presentati muove dall’intenzione di sondare la molteplicità di aspetti cui è necessario riferirsi, quando si intende avviare una fenomenologia critica della soggettività contemporanea.
Testi di André Gorz
e interventi di Christian Bernard, Giacomo Bazzani, Davide Calenda, Saverio Caponi, Ubaldo Fadini, Luca Greco, Roberto Marchesini, Patrizia Mello, Luca Mori, Daniela Piana, Stefano Righetti, Felix Stadler, Simone Vertucci, Tiziana Villani.
introduzione
La crisi della sfera della soggettività contemporanea ci pone dinnanzi ad un compito improrogabile, che deve considerare in tutta la sua ampiezza le condizioni di impoverimento e degrado cui soggiaciono le esistenze. Il predominio di un’ideologia volta a considerare l’uomo come una cosa atta unicamente a produrre richezza e ingannevoli sottolineature, che decantano il primato dell’uomo-impresa, la cui capacità di “ autovalorizzazione ” sarebbe unicamente spendibile nel circuito della produzione-merce-consumo, spiegano senza ambiguità la tristezza, la volgarità e la violenza che contrassegnano inequivocabilmente il nostro presente.
Le trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche sono, come si è visto in diversi numeri di "Millepiani”, “trasformazioni di senso”, che richiedono non solo un’analisi critica, ma anche modalità di interpretazione e pratiche diverse da quelle imperanti. Liberare la vita da tutta una serie di cortocircuiti ideologici significa considerare e mettere in atto condizioni di esistenza in cui l’affettivitità, il benessere, la salute, il tempo, gli spazi non siano più degli indicatori economici, delle valutazioni dei processi di inclusione o esclusione sociale, ma la dimensione in cui le vite creano istituzioni, ambiti, affetti, bisogni volti a creare felicità e non malattia, creatività e non nichilismo, amore in luogo del cinismo.
Abbandonare ogni falso pudore che, impedisce di richiamare queste contraddizioni, permette di osservare liberamente la brutalità e lo spreco che impunemente pauperizzano il mondo e ne praticano la fine nel canto mortifero di un “qui ed ora”, che privilegia i pochi a discapito e dispregio dei molti.
Autori come André Gorz, Paul Virilio, Gilles Deleuze e Félix Guattari, nonché Walter Benjamin e i molti altri cui "Millepiani” ha sempre fatto riferimento, non hanno mai inteso la riflessione filosofica come puro esercizio retorico, anzi ne hanno intensificato la potenza di liberazione che ne è la funzione più propria. Alla loro impresa critica e a coloro che hanno contribuito a scrivere, leggere, inventare le pagine che abbiamo via via proposto è destinato questo numero della rivista, dedicato ad André Gorz e aperto proprio da un testo di quest’ultimo.
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Il problema del senso è un'interrogazione filosofica che ci permette di riflettere liberandoci dal rinvio ricorrente al "senso comune": ossia superando quella complessa strategia di distrazione, omologazione e mediatizzazione che ha finito con 10 svilire le esistenze, l'azione creativa, l'intensità. In tempi di rapida diffusione di "pratiche filosofiche" e di "consulenze" di vario genere, pare opportuno ricordare, con Deleuze e Guttari, come sia urgente farei conti con il seguente "quadro d'epoca": "Il movimento gnerale che ha sostituito la Critica con la promozione commerciale non ha mancato di intaccare la filosofia" (Che cos'è la filosofia?). Si può ancora aggiungere sempre con Deleuze che la filosofia procura indubbiamente una qualche "serenità", ma che quest'ultima non deve mai essere separata "da una certa qual collera contro l'epoca" e le sue "potenze" (capitalismo, stati, diritto, televisione e così via). I piani da riconsiderare sono molti, ma in questo volume si è scelto di sottolineare alcuni campi di indagine prevalenti: lo spazio nel suo divenire urbano; il tempo nel suo divenire tecnico, le esistenze, nell’ora di spiegarsi plurale. Piani strettamente filosofici che si intrecciano con le trasformazioni prodotte dalle dinamiche della globalizzazione e dalla cultura del nuovo capitalismo. E’ questa dunque una situazione così complessa, articolata, da richiedere una ripresa della questione del metodo, che per noi vale, in termini deleuziani, quale invito "politico" a fare i conti con la molteplicità dei processi di soggettivazione. Così nelle parole di Gilles Deleuze: "Un metodo che sarebbe anche una politica (una micropolitica) e un'analisi (una schizoanalisi) e che si proporrebbe lo studio delle molteplicità sui differenti tipi di corpo senz'organi. Un rizoma, invece della serie, dice Guattari".
introduzione
Le pagine di apertura di Gilles Deleuze a questo volume vogliono indicare il filo conduttore dei diversi contributi raccolti, che si interrogano su temi di stringente attualità quali l’ecologia filosofica, le modificazioni delle tecniche di produzione e di consumo e il disincarnarsi dei processi di soggettivazione. Si tratta in effetti della creazione di vere e proprie cartografie filosofiche che chiamano in causa nozioni quali “molteplicità”, “intensità”, “corpi”, “territori”, “tecnologie”, alle quali “Millepiani” sta dedicando la propria ricerca, e che continuano a sollecitare la nostra attenzione, dato che non si tratta di delineare percorsi univoci, ma di cogliere delle articolazioni del “mondo” che spesso ci sfuggono, nelle loro potenzialità, a causa dello svilimento crescente del vivere quotidiano. Eppure, come si potrà leggere nei testi che suguono, le possibilità di una indagine produttiva ed estremamente proficua restano ampie e aperte, a patto di non voler far proprie le ricorrenti consolazioni o spettacolarizzazioni, offerte nel mercato del senso comune o del “buon senso”. L’ecologia, o meglio l’ecosofia (secondo l’indicazione di F. Guattari), lavora sulle intensità delle esistenze in un contesto che le modifica e si modifica con esse. Al di là di qualsiasi pregiudizio “fondamentalista”, di ogni dogmatismo, l’idea forte di questo volume è che la realtà odierna, nella complessità dei suoi piani, sia attraversata da una molteplicità di sensi che ci coinvolgono sotto forma di un pensare, che non vuole “appiattirsi” o posizionarsi in modo tale da riproporre un’univocità di senso che nasconde semplicemente un sentimento di impotenza di fronte allo stato delle cose...Pagina 1 di 6
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