catalogo Millepiani
retro copertina
Sviluppi tecnologici straordinari trovano oggi espressione all’interno delle cosiddette “società del controllo”, in politiche del corpo che tendono a definirne i limiti e a tradurne la “realtà” in informazione. Come osserva David Lyon, questa dinamica di fondo, delle società di capitalismo flessibile, si concretizza nelle trasformazioni radicali dei territori, degli “ambienti di vita” e in una “virtualizzazione” delle soggettività.
La tecnicizzazione delle esistenze non riguarda più i soli aspetti lavorativi, ma attraversa l’intero tempo-vita degli esseri umani, che appaiono così proiettati in un movimento di sempre più accelerato allontanamento dalla “specie d’origine”.
La posta in gioco di questa trasformazione chiama in causa il corpo-ambiente riguardo ai possibili esiti di un orizzonte che deve ripensare il suo intero modello di sviluppo. Liberare le esistenze dal bisogno o assoggettarle ai processi di mercificazione e svuotamento di senso è il problema che s’inizia ad affrontare nel presente volume.
Testi di Gilbert Simondon e David Lyon
e di Stefano Berni, Simone Biagini, Silvano Cacciari, Saverio Caponi, Ubaldo Fadini, Dario Giuliano, Roberto Marchesini, Patrizia Mello, Katia Rossi, Edoardo Sanguineti , Tiziana Villani.
immagine di copertina Alexandre Hirsch.immagini interne Ciprì e Maresco.
introduzione
I testi di David Lyon e Gilbert Simondon che aprono questo volume costituiscono un importante richiamo alla questione della tecnica nell’ambito di un pensiero filosofico, che soprattutto a questo secondo autore si è spesso richiamato, anche se non sempre in modo esplicito.Simondon ha inaugurato un ambito di ricerca in cui l’ambiente tecnico richiede sempre più una considerazione dell’uomo non solo come operatore ma come fattore omogeneo alla tecnica. Una simile considerazione induce ad analizzare la vasta portata delle trasformazioni che attengono la condizione umana.
Il progressivo allontanamento dalla specie d’origine, di cui parlava Gilles Deleuze, è un movimento complesso ed articolato, che gli autori che hanno collaborato alla realizzazione di questo numero affrontano da diversi punti di vista disciplinari.
Resta al centro della nostra ricerca la predisposizione di un piano filosofico che pur considerando l’ordine dei problemi proposti, non si limita a catalogarli. Al farsi grammatica del linguaggio dominante, la filosofia deve rispondere con la forza di una lingua che non si assoggetta. Le questioni qui proposte sottolineano il problema delle società di controllo, dell’estetizzazione, del depotenziamento del sociale e si incrociano nell’ambito di una trasformazione del capitalismo, che nell’attuale fase della flessibilizzazione, tende ad affermarsi come una dogmatica.
I saperi, e in primo luogo l’agire filosofico, permettono di esprimere percorsi diversi e variamente declinati, capaci di riproporre la centralità delle esistenze come un necessario passaggio all’atto dell’agire libero. A questo intendimento è dedicato il presente lavoro.
retro copertina
Bernard Stiegler autore conosciuto in Italia per il suo testo Passare all’atto (Fazi, 2005) apre questo volume con un suo saggio dedicato alla questione dell’estetica e degli oggetti tecnici. La sua analisi si sviluppa considerando sia l’opera di Gilbert Simondon che quella di Freud, segnatamente per quanto riguarda il problema della rimozione. Il divenire è, secondo il filosofo francese, organologico, ossia ciò “che abitualmente viene chiamato mondo”, in cui “il desiderio è un’azione, cioè l’economia libidinale di relazioni affettive e di pratiche strumentali in seno ad un orizzonte di artefatti tecnici e di tracce, di opere, di utensili, di strumenti e di cose, dove si costituisce un orizzonte sociale formato da organizzazioni sociali e dove questi organismi sociali individuano una legge”. Accanto a quest’analisi è qui proposta anche l’Ecosofia che Félix Guattari delinea come piano alternativo di pratiche e saperi di fronte al degrado del mondo-ambiente esacerbato dai processi di omologazione e globalizzazione. Per entrambi il rischio della catastrofe non è un qualcosa di fantascientifico, quanto un esito possibile che occorre contrastare. Su questa linea si muovono gli altri interventi qui raccolti che indagano i campi dell’estetica, della comunicazione, dell’urbano, tutti attraversati da dinamiche di profonda trasformazione, sottolineando le diverse pieghe che le esistenze possono declinare quando affermano il proprio irriducibile desiderio di vita.
Testi di Bernard Stiegler e Félix Guattari
e di M. Antonioli, R. Barbanti, S. Biagini, S. Caponi, P. A. Chardel, G. Fadini,U. Fadini, M. Scotini, S. Righetti, K. Rossi, T. Villani.
immagine di copertina Regina José Galindointroduzione
I saggi di Bernard Stiegler e di Félix Guattari presentati in questo volume costituiscono due modalità diverse, ma entrambe necessarie, di osservare, comprendere e progettare il divenire presente. Il testo di Bernard Stiegler, tratto, per gentile concessione dell’autore e delle Edizioni Galilée, da De la misère symbolique 2. La catastrophè du sensible (2005), costituisce una interessante sintesi dell’insieme della sua opera saggistica pressoché sconosciuta in Italia. L’autore propone in modo originale la questione estetica valorizzata all’interno di quella concezione organologica che assegna al sensibile una sua valenza essenzialmente sociale, dunque condivisa e pertanto politica. Ci è parso necessario affiancare a questa riflessione, che si richiama in modo significativo alle analisi di Gilbert Simondon, un brano tratto dalle Tre Ecologie di Félix Guattari. In esso si postula l’esigenza di creare una ecosofia intesa come campo di rinnovamento di saperi impegnati in una reivenzione del mondo-ambiente, inteso non solo come natura, ma piuttosto come piano di relazioni, affetti e desideri capaci di attivare dei divenire che confliggano con gli attuali processi di omologazione e di globalizzazione. L’insieme dei contributi presentati in questo volume si interroga sulle diverse questioni aperte dalle trasformazioni estetico-tecnologiche e sulla possibilità di produrre dei campi di sapere attenti al mutare di quelle esistenze-mondo il cui destino non è affatto già scritto nelle varie e variopinte apologie dell’odierno primato dell’economico sullo scenario della socialità umana.
introduzione
La pornografia, nelle società contemporanee, è divenuta la tecnica privilegiata di una scrittura violenta sui corpi, che vengono esposti senza riguardo allo sguardo atono dello spettatore. La "sessualizzazione dei corpi" è dunque fredda, si presenta come una tecnica tesa ad umiliare la vita e a impedire ogni forma di resistenza. Questi corpi al lavoro, come si sottolinea in diverse parti del presente volume, appartengono allo spazio dell'osceno, della disattivazione dell'affetto, ovvero alla nuova scena "tragica" del nostro immemore presente. Tasselli di un marchingegno sempre più astratto, ma non per questo meno efficace. Ma la vita è sempre capace di nuove forme di creazione che liberano la felicità delle esistenze. Cosa possono allora gli intellettuali nel tempo della comunicazione pornografica? Quale dimensione etica è urgente costruire ed affermare? A questo interrogativo possono aiutare a delineare risposte incisive alcune riflessioni di J. Derrida, che presentiamo in apertura di questo volume.In questo modo ci pare opportuno ricordare il filosofo francese recentemente scomparso.
Contributi diJacques Derrida
e di
M. Antonioli, P. Baudry, S. Cacciari, R. Callegari, F. Galluzzi, U. Fadini, D. Ferro, A. Ponzio, S. Righetti, K. Rossi, A. Sartini, C. Subrizi
introduzione
Gli spazi nomadi costituiscono dei percorsi di liberazione che esprimono un modo diverso di esistere. La dimensione etica appartiene a questi processi di cambiamento, e attiva il modo attraverso il quale è possibile creare territori e temporalità in cui la vita tende verso la felicità e non verso la tristezza.
Gli spazi, le figure, i soggetti che realizzano questo movimento sono forze di affermazione di un divenire capace di confrontarsi con le trasformazioni dalla parte della vita.
Testi di
Gilles Deleuze, Søren Kierkegaard
e di
R. Callegari, S. Body-Gendrot, M. Dotti, D. Duprez, U. Fadini, V. M. Gallucci, F. Galluzzi, P. Mello, Th. Paquot, S. Petrilli, A. Ponzio, S. Righetti, T. Villani.
Immagine di copertina e illustrazioni di Chen Zhen
introduzione
Oggi più che mai, a vent'anni dalla morte, Michel Foucault non cessa di sorprenderci. Questo nonostante tutti i tentativi di sminuire e deformare la sua ricchissima esperienza filosofica riducendola a un'espressione, sia pure eterodossa, dello "strutturalismo" o a una mera teoria della società moderna intesa come "società della reclusione".
I saggi contenuti in questo volume mostrano un pensiero di Foucault ben più ricco e articolato.
Un Foucault che ancora dieci anni dopo la sua fondamentale Storia della follia continuava a proporre sempre nuove e dirompenti riflessioni sulle figure dell'"anormalità" e sulle forme del potere medico-psichiatrico.
Un Foucault che, a partire da Archeologia del sapere, chiamava il soggetto che parla a riconoscere la propria inconsistenza.
Un Foucault che mentre ricostruiva magistralmente le tecniche di disciplinamento dei corpi, inventava delle forme microfisiche di lotta che, oggi più di ieri, siamo in grado di apprezzare appieno.
Un Foucault che, ridimensionando l'importanza della "repressione", annunciava le capacità più avanzate del potere attuale di riprodursi mediante la stimolazione e la gestione attiva del piacere o un Foucault genealogista della biopolitica della quale solo da poco si è compresa la portata enorme.
Per non dire del Foucault che, lasciandosi guidare da Nietzsche, cercava la "guerra" e il "rumore della battaglia" sotto la superficie del potere sovrano.
O, ancora il Foucault che inseguendo senza tregua le forme del rapporto fra soggettività e verità o tornando agli antichi ci ha consentito di pensare e riconquistare il nesso dinamico tra sapere, etica e politica.
Interventi e saggi di
L. d'Aloja, E. De Francesco, S. Delucia, P. Di Vittorio, G. Eletto, U. Fadini, O. Marzocca, R. Nigro, A. Russo, M. Schirone, M. Tarì, S. Vaccaro, T. Villani
introduzione
Il tema delle nuove povertà non può essere analizzato solamente da un punto di vista economico: nella modernità la povertà è anche esistenziale e si traduce nella difficoltà di poter accedere a informazioni che escludono i soggetti più deboli. La povertà di mondo è anche lo sradicamento, la perdita dei legami culturali e di appartenenza. Ma, se raccolta, questa sfida può trasformarsi in forza, nella forza di progettare esistenze che intendono vivere e creare un ambiente e modi di vita più liberi e diversi dall'attuale stato delle cose che non fa che proporci modelli di omologazione.
Oltre a Walter Benjamin, interventi e saggi di:
J. Baudrillard, S. Berni, M. Dotti, U. Fadini, M. Faletra, M. Heidegger, E. Orsini, S. Monetti, M. Pascucci, S. Righetti, J. Rogove, A. Simone, G. A. Tiberghien, T. Villani
Immagini di copertina e di interni: opere di Land Art
Robert Smithson, Walter De Maria, Richard Long, Dennis Openheim
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