recensioni Millepiani

recens_02Lessico di biopolitica
di AA.VV.
Ed. Manifestolibri, Roma, 2005
pp. 384
€ 30,00

 

Riflettere sui molti snodi, che la riflessione intorno e a partire dal concetto di biopolitica ha assunto, significa assumere il compito di indagare quella « perdita di senso » che caratterizza l’attuale fase della modernità, delle trasformazioni del capitalismo cognitivo.

Un utile strumento per affrontare un simile campo di riflessione è costituito dal Lessico di Biopolitica introdotto da Ottavio Marzocca e curato da R. Brandimarte, P. Chiantera-Stutte, P. Di Vittorio, O. Marzocca, O. Romano, A. Russo, A. Simone, appena pubblicato da Manifestolibri.

   

recens_01Soggetto e identità. Il rapporto anima-corpo in Merleau-Ponty e Foucault
di Stefano Righetti
Ed. Mucchi Editore, 2006
pp. 320
€ 20,00

 

Sono molti i fattori che oggi ci spingono a pensare il soggetto e l’identità come problemi urgenti e, molto spesso, drammatici.

Conflitti etnici, religiosi, economici (tutto ciò che il ridimensionamento percettivo del mondo ha contratto nel termine di globalizzazione) e che in maniera forse inaspettata ha fatto risorgere nel modo peggiore la vecchia nozione metafi sica dell’identità, quando l’Occidente credeva ormai di essersene sbarazzato, o di averla prudentemente ridimensionata. Eppure, è proprio a partire da questo sforzo di riduzione, con cui il pensiero occidentale, soprattutto nel secolo scorso, ha analizzato il soggetto, che oggi (nuovo secolo) possiamo interrogarci nuovamente circa il risorgere di queste medesime urgenze.

   

recens_03Da Marx a Matrix. I movimenti, l’homo flexibilis e l’enigma del non-lavoro produttivo
di Enrico Livraghi
Ed. DeriveApprodi, Roma, 2006
pp. 224
€ 17,00

 

Come ci informa lo stesso autore, Da Marx a Matrix recupera, rielabora e rifonde saggi e articoli per lo più comparsi su riviste e quotidiani diversi. Come a dire voler fare del molteplice un’unità.

Ma l’origine molteplice si riverbera sull’uno del testo rendendo disagevole il cammino del lettore, il quale, pur agguantando il filo conduttore, riesce a fatica a mantenerne salda la presa e si vede costretto in un andirivieni a tratti snervante nel tentativo di ricomporre un quadro zeppo di proposte teoriche e di riferimenti concettuali e autoriali. Perché la discutibile strategia discorsiva complica un percorso di pensiero già di per sé niente affatto confortevole, il cui orizzonte, se non proprio l’obiettivo, è quello di individuare le caratteristiche specifiche del lavoro nell’era post-fordista.

   

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