Scritto da AA. VV.

introduzione

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I testi di David Lyon e Gilbert Simondon che aprono questo volume costituiscono un importante richiamo alla questione della tecnica nell’ambito di un pensiero filosofico, che soprattutto a questo secondo autore si è spesso richiamato, anche se non sempre in modo esplicito.
Simondon ha inaugurato un ambito di ricerca in cui l’ambiente tecnicorichiede sempre più una considerazione dell’uomo non solo come operatore ma come fattore omogeneo alla tecnica. Una simile considerazione induce ad analizzare la vasta portata delle trasformazioni che attengono la condizione umana
Il progressivo allontanamento dalla specie d’origine, di cui parlava Gilles Deleuze, è un movimento complesso ed articolato, che gli autori che hanno collaborato alla realizzazione di questo numero affrontano da diversi punti di vista disciplinari.
Resta al centro della nostra ricerca la predisposizione di un piano filosofico che pur considerando l’ordine dei problemi proposti, non si limita a catalogarli. Al farsi grammatica del linguaggio dominante, la filosofia deve rispondere con la forza di una lingua che non si assoggetta. Le questioni qui proposte sottolineano il problema delle società di controllo, dell’estetizzazione, del depotenziamento del sociale e si incrociano nell’ambito di una trasformazione del capitalismo, che nell’attuale fase della flessibilizzazione, tende ad affermarsi come una dogmatica.
I saperi, e in primo luogo l’agire filosofico, permettono di esprimere percorsi diversi e variamente declinati, capaci di riproporre la centralità delle esistenze come un necessario passaggio all’atto dell’agire libero. A questo intendimento è dedicato il presente lavoro.

retro copertina

Sviluppi tecnologici straordinari trovano oggi espressione all’interno delle cosiddette “società del controllo”, in politiche del corpo che tendono a definirne i limiti e a tradurne la“realtà” in informazione

Come osserva David Lyon, questa dinamica di fondo, delle società di capitalismo flessibile, si concretizza nelle trasformazioni radicali dei territori, degli “ambienti di vita” e in una “virtualizzazione” delle soggettività. 
La tecnicizzazione delle esistenze non riguarda più i soli aspetti lavorativi, ma attraversa l’intero tempo-vita degli esseri umani, che appaiono così proiettati in un movimento di sempre più accelerato allontanamento dalla “specie d’origine”.
La posta in gioco di questa trasformazione chiama in causa il corpo-ambiente riguardo ai possibili esiti di un orizzonte che deve ripensare il suo intero modello di sviluppo. Liberare le esistenze dal bisogno o assoggettarle ai processi di mercificazione e svuotamento di senso è il problema che s’inizia ad affrontare nel presente volume.

 

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