Per un'ecologia politica

Contro l'economia del valore
André Gorz

introduzione

La crisi della sfera della soggettività contemporanea ci pone dinnanzi ad un compito improrogabile, che deve considerare in tutta la sua ampiezza le condizioni di impoverimento e degrado cui soggiaciono le esistenze. Il predominio di un’ideologia volta a considerare l’uomo come una cosa atta unicamente a produrre richezza e ingannevoli sottolineature, che decantano il primato dell’uomo-impresa, la cui capacità di “ autovalorizzazione ” sarebbe unicamente spendibile nel circuito della produzione-merce-consumo, spiegano senza ambiguità la tristezza, la volgarità e la violenza che contrassegnano inequivocabilmente il nostro presente.

Le trasformazioni tecnologiche, sociali ed economiche sono, come si è visto in diversi numeri di "Millepiani”, “trasformazioni di senso”, che richiedono non solo un’analisi critica, ma anche modalità di interpretazione e pratiche diverse da quelle imperanti. Liberare la vita da tutta una serie di cortocircuiti ideologici significa considerare e mettere in atto condizioni di esistenza in cui l’affettivitità, il benessere, la salute, il tempo, gli spazi non siano più degli indicatori economici, delle valutazioni dei processi di inclusione o esclusione sociale, ma la dimensione in cui le vite creano istituzioni, ambiti, affetti, bisogni volti a creare felicità e non malattia, creatività e non nichilismo, amore in luogo del cinismo.

Abbandonare ogni falso pudore che, impedisce di richiamare queste contraddizioni, permette di osservare liberamente la brutalità e lo spreco che impunemente pauperizzano il mondo e ne praticano la fine nel canto mortifero di un “qui ed ora”, che privilegia i pochi a discapito e dispregio dei molti.

Autori come André Gorz, Paul Virilio, Gilles Deleuze e Félix Guattari, nonché Walter Benjamin e i molti altri cui "Millepiani” ha sempre fatto riferimento, non hanno mai inteso la riflessione filosofica come puro esercizio retorico, anzi ne hanno intensificato la potenza di liberazione che ne è la funzione più propria. Alla loro impresa critica e a coloro che hanno contribuito a scrivere, leggere, inventare le pagine che abbiamo via via proposto è destinato questo numero della rivista, dedicato ad André Gorz e aperto proprio da un testo di quest’ultimo.



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