Scritto da Domenico Vertone

guattariinconscientmachiniqueFélix Guattari

2012 [1979], éditions Recherches, Paris

pp. 370,   26,00 euro

Effetti di tempo

La casa editrice Editions Recherches di Parigi ha rieditato il testo di Félix Guattari, L’inconscient machinique-Essais de schizo-analyse, già difficilmente reperibile da alcuni anni.

In esso, uno dei suoi scritti più impegnativi, l’autore lavora su problematiche fondamentali, alcune delle quali troveranno ulteriore sviluppo nell’opera successiva, elaborata assieme a Gilles Deleuze, Millepiani. Capitalismo e schizofrenia e introduce concetti di ampia portata quale, fra gli altri, il concetto di cristallo di tempo o d’inconscio che sarà dispiegato autonomamente da Deleuze in Cinéma II-L’image-temps.

L’inconscio ha ancora qualcosa da dirci? È la domanda e il problema che aprono il testo. È lo stesso autore che esplicita come una risposta all’altezza della domanda, debba delineare preliminarmente una assiomatica ( o macchinica) delle entità semiotiche all’interno di una pragmatica generale non schiacciata sul registro linguistico e che l’autore stesso realizzerà nell’ Annexe. La traversée moléculaire des signes. Le componenti teoriche e i concetti che sono elaborati in questa parte verranno impiegati nelle articolate analisi presenti in tutto il testo e porteranno ad una risposta critica alla domanda da cui siamo partiti: è necessaria una revisione profonda della teoria dell’inconscio, soprattutto nella versione lacaniana, strutturalista e i fenomeni inconsci andranno collocati nel campo sociale, come qualcosa che dappertutto trascina intorno a noi, come passage, come il possibile stesso, non gelato su un passato ma aperto ad un avvenire, un inconscio a fior di pelle, a fior di cosmo…

È attraverso l’esperienza clinica delle psicosi e anche la ricezione del confronto critico di Deleuze con alcune teorizzazioni lacaniane, quali la teoria del desiderio, del fantasma e dell’oggetto “a”, presenti in Logica del senso che Guattari sarà condotto ad una elaborazione autonoma del concetto di “macchina (astratta)” in “Macchina e Struttura”, del 1969, una relazione preparata per l’“Ecole freudienne de Paris”, ma che Lacan non pubblicherà mai in Scilicet, la rivista della Scuola. (poi pubblicata in Psychanalise et trasversalité, Maspero, 1972). In seguito Felix Guattari, anche nei suoi Seminari, elaborerà un complesso concetto di macchina astratta e del suo potere singolare di enunciazione, la sua consistenza enunciativa specifica, da contrapporre a quello di “struttura” e di “inconscio linguistico” di Lacan. Mostrerà la sua capacità estrattiva e di montaggio, ovvero la capacità di mettere in relazione i livelli eterogenei che l’attraversano, a cui essa darà o no esistenza, ma verso i quali rimarrà sempre trasversale e che denominerà auto-affermazione ontologica. Un tale insieme funzionale sarà qualificato come agencement machinique, ed esso non comporterà alcuna nozione di legame o di passaggio, ma solo un concatenamento di campo di possibili, di virtuali. L’inconscio sarà, allora, qualcosa di produttivo e non di rappresentazionale trovando un esito teorico nel concetto di inconscio macchinico, sulla cui base avremo alcuni importanti risultati analitici: l’inconscio è costituito da enunciati macchinici che le proposizioni semiologiche non possono mai comprendere in modo esaustivo, si devono sostituire macchine astratte inconsce ai complessi freudiani, la schizo-analisi sarà una pragmatica dell’inconscio macchinico, per ogni caso si dovrà costruire una carta dell’inconscio, aperta su una sperimentazione in presa sul reale, un inconscio da cartografare e da concatenare in un campo sociale, il concatenamento sarà una nozione più ampia di quella di struttura o di sistema e rimanderà ad entità eterogenee, si avrà allora una ecologia macchinica dei concatenamenti.

La critica radicale dello strutturalismo linguistico e del suo modello epistemologico che mette tra parentesi ogni contenuto, la presa d’atto della performatività del linguaggio ma non ridotta a mera teoria della comunicazione linguistica, il confronto critico con il modello generativo di Chomsky, la valorizzazione critica delle ricerche di Hjelmslev, condurranno ad una uscita dal panlinguismo ( sortir de la langue) e al tentativo di riconnettere lo studio del linguaggio agli altri campi sociali, attraverso l’elaborazione di una pragmatica generale che includa tutte le altre componenti semiotiche e che si configuri come una politica della lingua, in cui il piano del contenuto sia strutturato mediante una molteplicità di livelli micropolitici. Il problema decisivo della libertà verrà ripensato anche attraverso un confronto critico con l impostazione sartriana delineata nella Critica della ragione dialettica mediante la decostruzione della categoria di totalità.

Ci interessa ora evidenziare la seconda parte del testo che contiene un complesso di analisi condotte sulla Recherches proustiana, letta come una prodigiosa carte rhizomique, un prodigioso lavoro analitico e che porterà all’enucleazione delle nozioni di visagéité ( la viseità fornisce la sostanza espressiva del significante, del segno ed ha un ruolo espressivo determinante anche nella genesi degli effetti di significazione) e di tempo musicale -ridondances de ritournelles- (introduce sempre un divenire e si sottrae parzialmente al potere della significazione), con la sottolineatura anche paradossale che l’analisi di certi tratti di consistenza intrinseca delle ridondances de ritournelles mostrerà come la funzione deterritorializzante ovvero destabilizzante del tempo (musicale) sia più potente, rispetto a quella spaziale, sebbene possa apparire più passivo il nostro rapporto col tempo rispetto allo spazio. ( Sul tempo musicale sono importanti gli studi di Carl Dahlhaus, vedi Per una fenomenologia della musica)

Gli insiemi funzionali così estratti, ovvero le componenti che la macchina astratta hétérogénise, i concatenamenti macchinici , anche sulla base delle sinestesie percettive presenti nella ricerca proustiana (con un rinvio dell’autore a Von Weizaecker), verranno redistribuiti secondo tre dimensioni:” le componenti di passaggio ( percettive, affettive, etc.) che aprono il tempo, i visi, i paesaggi autorizzandone tutti gli attraversamenti possibili; i concatenamenti di enunciazione che concorrono al “decollo” delle componenti di passaggio, mediante l’estrazione di blocchi d’infanzia o del gruppo sociale di punti di singolarità e di macchinismi astratti ( esempio: i tratti di viseità della madre del narratore semiotizzati a partire dalla scena ripetitiva del bacio della sera,[…]) infine, la macchina della scrittura della Recherches in quanto tale, che viene fuori, nello stesso tempo in rottura e in continuità, al punto di incrocio dei diversi rami del phylum letterario, artistico che hanno segnato Proust.”( p. 215 del testo)

Tutte le incisive analisi condotte da Félix Guattari sul testo proustiano, con rinvio esplicito al Marcel Proust et les signes di Gilles Deleuze, potrebbero essere messe in tensione con quelle forniteci dal modello strutturalista, innanzitutto con quelle di Roland Barthes, da Proust et les noms a Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera, una conferenza tenuta al Collège de France nel 1978, ( rispettivamente in Le degré zéro de l’écriture del 1972 e in Il brusio della lingua del 1988 ) e anche con le analisi condotte da Gérard Genette, da Proust e il linguaggio indiretto a Metonimia in Proust ( rispettivamente in Figure II del 1972 e Figure III del 1976) con l’avvertenza che esse pur essendo importanti analisi chiarificatrici di alcuni punti, affrontano pur sempre il Testo come un sistema di differenze ( di senso) chiuso su se stesso, mentre la macchina letteraria proustiana è produzione di verità e non di senso, è produzione di verità come effetto di tempo, la verità essendo là dove un incontro con qualcosa ( un segno sensibile) di casuale ci obbliga a pensare.

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