Scritto da Redazione

EvolutionOfTechnologyG. Basalla, O. Hannaway

The evolution of technology

1999, Cambridge University Press, Regno Unito

51.00 sterline

Gaston Bachelard tra tecnologia e pensiero della rottura

Una lettura dei percorsi di ricerca possibili a partire da Gaston Bachelard trova un’occasione di rilancio nella pubblicazione, nei Cambridge Studies in The History of Science, dell’antologia The Evolution of Technology.

Nello strumentario proposto, una collezione di percorsi semantici di concetti come artefatto o tecnologie idrauliche, non manca la chiamata in correo di Gaston Bachelard inteso come il teorico della lettura dell’evoluzione tecnologica colta come “conquista del superfluo che dà grande stimolo alla conquista del necessario” (pg.14)

Questa concezione dello sviluppo tecnologico, niente affatto legato alla centralità dell’utile e del valore di scambio, viaggia in parallelo all’emersione dei continenti di sapere tecnologico prodotto open source, mostrando a questo modo come Bachelard possa essere un attrezzo teorico valido non solo per una storia del pensiero delle rivoluzioni scientifiche ma anche per una teoria della tecnologia a venire e al dì là dei limiti del paradigma utilitaristico ed economicistico.

Infatti, Bachelard rientra anche nella recente antologia di filosofia della tecnologia, The Technological Condition, a cura di Robert Scharff e Val Dusek, dove il decostruzionismo derridiano mette in discussione le tradizionali differenziazioni tra scienza e tecnologia, mentre a Bachelard tocca il momento costitutivo di un pensiero sia tecnologico che creativo (pg.85) ma non positivista in quanto discorso filosofico della continua rottura epistemica (pg. 138)

In questo senso Bachelard è teoreticamente produttivo sia contro il tardo francofortismo, terrorizzato dalle continue rivoluzioni tecnologiche, che nei confronti dell’idea di soggetto neofaustiano dotato di tutte le virtù teologali e capace di cavalcare senza sosta ogni mutazione tecnomorfa (come nell’attuale piega dello spinozismo politico).

Del resto il pensiero di Bachelard nasce indigesto e anomalo: deve la propria fama alle inquietudini che serpeggiano nel pensiero francese dalla prima metà degli anni ’50 nei confronti dell’esistenzialismo ma soprattutto dell’umanesimo e del rilievo sproporzionato dato alla coscienza nella teoria filosofica dell’epoca. Il secondo genere di inquietudini che permettono di emergere a Bachelard nel mainstream del pensiero filosofico francese è quelle rivolto nei confronti dell’incontro tra spiritualismo e storicismo, che permetteva di leggere i fenomeni storici esclusivamente in chiave di chiuse ed autoreferenziali spiegazioni spirituali.

E almeno due testi di Bachelard (Il razionalismo applicato, Il materialismo razionale), in quel periodo, rispondono all’esigenza di uscita da questi temi. In Bachelard la scienza, non il soggetto e non lo scienziato, costruisce l’oggetto della propria indagine secondo la costante del “niente è dato tutto è costruito” e un fenomeno diviene reale, assume spessore ontologico, solo ed esclusivamente in quanto perimetrato entro un sistema teorico. In questo modo si esce sia dall’empirismo, dall’esistenzialismo come strumento di indagine fenomenologica privilegiata per definire ciò che è reale, sia dallo storicismo spiritualista e dal positivismo: a costruire il reale è un processo di convergenza tra creatività e formazione di sapere tecnologico che si dà come un paradigma di rottura rispetto alle precedenti nozioni di verità.

Del resto questi temi, anticipati nel Nuovo spirito scientifico, trovano una importante maturazione ne L’esperienza dello spazio nella fisica contemporanea. In questo modo prende piede il concetto di ostacolo epistemologico ovvero ciò che teoreticamente e fenomenologicamente rappresenta in Bachelard il limite e la condizione produttiva delle tecnoscienze. La conoscenza empirica, il soggettivismo, i paradigmi che spiegano un sempre minor numero di fenomeni sono infatti l’ostacolo epistemologico allo sviluppo delle tecnoscienze, alla loro capacità di produrre reale perimetrando fenomeni. Ma, allo stesso tempo, ne sono la precondizione: solo il loro superamento permette lo sviluppo tecnologico in rottura con le pregiudiziali teoriche e i paradigmi declinanti.

Così facendo, le recenti antologie americane rimettono in gioco Bachelard, ma di riflesso anche Kuhn, Canguilhem ed in generale tutto il pensiero della rottura epistemologica scomparso a favore di un pensiero della valorizzazione ontologica del percetto e della sensazione che si risolve in una imitazione del vitalismo, anche positivistico, del precedente inizio secolo.

 

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