Scritto da Ubaldo Fadini

benjaminBaudelaireWalter Benjamin

(a cura di Giorgio Agamben)

Charles Baudelaire

Un poeta lirico nell'età del capitalismo avanzato

2012, Neri Pozza, Milano

pp. 944, 23,00 euro

Walter Benjamin, ancora

In una intervista con A. Gnoli, sulla “Repubblica” del 12 dicembre 2012, G. Agamben chiarisce al meglio che cosa effettivamente differenzia Baudelaire, un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato (da lui curato assieme a B. Chitussi e C.-C. Harle) dai Passagen pubblicati da Einaudi con il titolo Parigi, capitale del XIX secolo. È noto come Benjamin lavorasse con grande impegno, negli ultimi anni della sua esistenza, ad un’opera che sperava risultasse fondamentale e risolutrice del suo complicatissimo procedere teorico. In un primo tempo, quest’opera assume la forma dei Passagen, contenenti anche un capitolo dedicato a Baudelaire; successivamente, con l’accumularsi dei materiali raccolti, il capitolo baudelairiano diventa sempre più consistente, tanto da giustificare pienamente l’affermazione – di Agamben – secondo la quale il capitolo diventa, da “modello in miniatura”, l’opera intera. Ciò vuol dire che l’imponente schedario messo in piedi da Benjamin viene ad essere riorganizzato sulla spinta di un interesse determinante nei confronti del poeta francese, in modo tale da favorire una ricombinazione/rivalorizzazione dello stesso materiale in precedenza raccolto. Quest’ultimo viene appunto ricompreso in un’ottica di rivisitazione dei temi-chiave della ricerca benjaminiana: aura, allegoria, merce, prostituzione..., su uno sfondo che consente anche di rivedere alcuni luoghi comuni della letteratura secondaria, ad esempio quello delle Tesi sul concetto della storia come ultimo lavoro quando invece appare più sensato considerarlo come l’“apparato teorico di una sezione del libro su Baudelaire”.

Un altro aspetto della presentazione di Agamben, confermato nella “introduzione” alla nuova edizione e che mi sembra importante rimarcare, è quello che valorizza lo sforzo benjaminiano di enucleare il cosiddetto “principio micrologico”, quel distinto e pazientissimo lavorare sul “piccolo”, su ciò che si presenta (o viene presentato) tradizionalmente come “residuale” (si veda esemplificativamente gli stessi “Passages”, oggetti architettonici considerati allora, ad eccezione della galassia surrealista, come stravaganti, al limite dell’assurdo e comunque del tutto superflui): il che significa anche rimarcare la peculiarità e la fertilità analitica, proprie del pensatore berlinese, di un leggere “la storia a contropelo”, muovendo per così dire dall’“inferno”, dallo specifico “incidentale” (nei termini di P. Virilio) di una trasformazione radicale, percepita magnificamente da Baudelaire: tale mutazione è la modernità, centrata sulla merce e sul mercato, con le sue fantasmagorie e i suoi precipitati (di forma “mitica”) “naturalmente” sempre-uguali.

È proprio rispetto alla modernità, alle sue caratteristiche dinamiche, che Benjamin opera quel suo “doppio passo” teorico che consiste in un approfondimento del valore/valere del concetto di esperienza, di quella esperienza che nel “nostro” tempo appare essere sempre più “povera” (come annota ancora Benjamin nel suo breve scritto del ‘33, intitolato significativamente Esperienza e povertà). Nel suo incessante lavoro sulle espressioni della radicale contingenza dei tempi che vengono a delinearsi, nel riconoscimento della loro valenza potenzialmente critica, delle figure di affezione singolare rispetto a luoghi architettonici assolutamente paradigmatici (come i “Passages”), Benjamin si concentra su alcuni elementi decisamente sorprendenti: si pensi, in quest’ottica, al flâneur, cioè a quel modulo di soggettivazione “moderna” che permette di prendere criticamente in carica la frenesia tipica dei “tempi moderni”, in tutte le loro articolazioni/effettuazioni, con le loro parossistiche accelerazioni, individuando però un potenziale di di-versificazione ancora vivo nella possibilità concreta di “distrarsi” in mezzo allo spasmo urbano, nell’essere pronti a cogliere l’imprevedibile, il “residuo” ritenuto comunemente insignificante. È l’attenzione al dettaglio, in termini prossimi alla lezione di A. Warburg, a sostenere l’effettuarsi del “principio micrologico” che contraddistingue, nel suo peculiare orientamento critico-radicale, l’impresa benjaminiana, con quel suo rapporto dialettico/materialista con il mondo di una contingenza storicamente determinata. Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato si presenta, come scrive Agamben, nella veste di “un tentativo di offrire (...) un’edizione storico-genetica che, sulla base dell’intera documentazione oggi accessibile, permette di seguire in misura eccezionalmente ricca e articolata la genesi e lo sviluppo, nelle varie fasi della sua stesura, del work in progress che costituisce, in un certo senso, la summa della tarda produzione benjaminiana. L’occasione era tanto più preziosa, in quanto Benjamin, che discute spesso anche minuziosamente con gli amici i presupposti teorici del suo lavoro, sembra invece mantenere gelosamente il segreto sui processi per così dire materiali della propria produzione, che hanno così finito per assumere agli occhi di critici e amici una leggendaria aura di esoterismo. Proprio in quanto permette di seguire in tutte le sue fasi e in modo estremamente articolato il processo della sua genesi e del suo sviluppo, il libro su Baudelaire, sfatando questa leggenda, ci presenta, invece, nel suo farsi, il modello di una scrittura materialista come Benjamin la intendeva, in cui non soltanto la teoria illumina i processi materiali della creazione, ma anche questi ultimi gettano una nuova luce sulla teoria” (p.12).

ALTRE RECENSIONI

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Prev Next
Alba Dorata e strategie di gestione della crisi
L’inconscient machinique - Essais de schizoanalyse
Un poeta lirico nell'età del capitalismo avanzato
E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche
L'enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza
Psicogeografia di venezia
La città infinita
MM 1: la sottile linea rossa di Milano
Deleuze/Bacon
Il porno di massa visto da vicino
Il valore del lavoro
L’egemonia culturale dell’arte americana
Blowing bubbles
Roba di cui sono fatti i sogni
La guarigione infinita
Gaston Bachelard tra tecnologia e pensiero della rottura

redazione Millepiani - via Torricelli, 9    20136    MILANO - ITALY    tel. +39 02 89400869     @info
Joo Distribuzione - via Argelati, 35 20143 MILANO - ITALY tel.+39 02 8375671  fax+39 02 58112324  @info
sito realizzato da www.zerosettantacinque.it
Back to top