
“Passare la politica” e “passare alla politica”: sono due formule che occorre tenere assieme, accompagnare, addirittura comporre, se possibile. Per far ciò è necessario ritornare a riflettere sul valore/valere delle istituzioni, sul movimento che le dispiega in modo tale da distinguerle – come sottolineava Gilles Deleuze – dalle leggi e dai contratti. La legge, al singolare, è “vuota”; al plurale – le leggi – si rivelano come costitutivamente “compiacenti”. Quest’ultime sono “una limitazione delle azioni”, mentre l’istituzione “è un modello positivo d’azione”, che rilancia il piano del sociale come positivo, in cui la dimensione creativa rimanda al desiderio, alla capacità inventiva che emancipa l’umano dalla subordinazione agli istinti.
Il sociale nella sua positività è ciò “che rende possibile” la creazione di ambienti di soddisfazione.
Il tema delle istituzioni assume in questo volume una valenza centrale che, nel dibattito del pensiero critico francese, ma non solo, ha avuto negli anni cinquanta una particolare attenzione. Gilles Deleuze, Maurice Merleau-Ponty e altri autori qui considerati hanno dedicato a questo campo di analisi, riflessioni specifiche che indicano approdi e percorsi diversi tra loro, ma di grande fertilità. Il sociale, l’attenzione verso il sociale, prelude ad una teoria del desiderio che investe le soggettività chiamate ad inventare con “fantasia” i propri campi di espressione. Campi che per le istituzioni non sono mai codificati una volta per tutte. La processualità caratterizza le istituzioni, mentre la Legge tende a cristallizzarsi nella prescrizione.
A quarant’anni da l’Anti-Edipo, primo volume di Capitalismo e schizofrenia di Gilles Deleuze e Félix Guattari, il collettivo di ricerca che si raccoglie intorno a “millepiani” ha voluto soffermarsi in modo specifico sui temi proposti in quel progetto. Numerosi sono stati gli incontri e di particolare importanza quello fiorentino, promosso dall’associazione Quinto Alto, che si è svolto nello scorso aprile. Alcuni dei testi qui proposti sono esito di quell’incontro. Al centro del nostro interesse vi è dunque la creazione di nuovi spazi di soddisfazione, di mediazione, di costrutti istituzionali da apprezzare nella loro costitutiva provvisorietà/revocabilità.
I criteri politici scelti in un’ottica radicale da Gilles Deleuze, indicano la democrazia come un ambito in cui molte sono le istituzioni e poche le leggi.
Testi di: marc augé, rosella corda ubaldo fadini, andrea fumagalli, luca guerreschi, alessio kolioulis, claudia landolfi, nicola lonzi, ben matsas, michel onfray, andré ourednik, tiziana villani, silverio zanobetti
Recensioni a cura di: marco bonifazi, giovanni carrozzini, alessio kolioulis, ben matsas, amalia rossi, martina tempestini
Immagine di copertina: Vladimir Velickovic, Crucifixion, 2011, olio su tela, 325x225 cm
